lunedì 4 maggio 2020

Opperbacco - Nature Viva sulle bucce di Trebbiano

Nasce dal progetto Nature del birrificio in  Provincia di Teramo , Opperbacco stiamo parlando della Nature Viva su bucce di Trebbiano ,Terraviva.
Nature appunto il progetto wilde del birrificio legato alle botti e fortemente al territorio per la scelta dei suoi ingredienti "speciali".
Per quanto ne sappia io tale  birra nasce in collaborazione delle cantine Terraviva per  il reperimento del Trebbiano oltre ad attingere da vigneti di contadini vicini e di produzione propria del birraio , Luigi Recchiuti.

Ma andiamo a scoprire questa birra .




Aspetto visivo : 

 Nel bicchiere  si presenta di un colore giallo paglierino  che vira al dorato chiaro e da una bella limpidezza  , la schiuma bianca e poco persistente  .

Aspetto Olfattivo:

Al naso da subito un esplosione di frutta tropicale , nello specifico ananas , seguito da frutta col nocciolo come pesca e da un accenno vinoso . Si percepiscono anche leggerissime note speziate , altre a quelle che ricordano la menta peperita e di sottobosco seguite da leggeri sentori donati dal legno.

Gusto:

In bocca nonostante tutto si presenta in maniera molto dolce e delicata da vera signora , un acidità poco percettibile e non invadente, un corpo abbastanza snello e una bassa carbonazione , molto beverina e con una lieve astringenza .
Si ritrovano in toto i frutti percepiti all'olfatto  la parte vinosa va via via intensificandosi man mano che si riscalda insieme a forti sentori di pesca ne  risulta  una bevuta piacevole e sorprendente.

Retrolfatto :

Nel retrolfatto ritroviamo le note delicate e vinose del trebbiano .





Nel complesso una bella bevuta e molto entusiasmante, idonea a giornate estive  un ode al lavoro svolto .

Il lotto in questione è il n. 11816B1  una cotta del 03/10/2016 , che entra in botte nell'ottobre del del 2016, e imbottigliata il 04/09/2017.  Degustata il 04/05/2020.
In etichetta vengono riportati 7.1% Vol e un Ph di 3,8



mercoledì 29 aprile 2020

Il Luppolo il GERANIOLO e la MIA GOSE .


In questo periodo ho brassato una gose , dopo la sua fermentazione e la breve maturazione in bottiglia decido di passare all’assaggio , spinto dalla curiosità e dalla voglia di capire cosa avessero portato alcune delle modifiche fatte alla ricetta ma soprattutto a tutto il processo durante il suo “brassaggio”. Ma non è questo l’articolo dove andrò a discutere di questo, infatti oggi voglio portarvi la mia esperienza sullo stupore all’apertura della bottiglia e all’esplosione di agrumato datami dalla birra stessa , dove ho utilizzato un luppolo non caratterizzante in questo senso a inizio bollitura e anche in quantità molto ridotte, quindi sicuramente questo apporto non proviene dal luppolo, tuttavia so che tale contributo aromatico viene impartito dal coriandolo utilizzato durante le fasi di bollitura e un dry spice effettuato con lo stesso , ma sicuramente non me lo sarei aspettato cosi importante e pronunciato , il quale mi ha lasciato molto sbalordito e stupefatto da dire ,ogni tanto faccio qualcosa di perfetto ( cosa che non faccio mai in quanto molto critico con le mie produzioni), da qui la voglia di approfondire il perché di tale contributo . Ovviamente a conoscenza di componenti similari contenuti nel coriandolo e nel luppolo, il GERANIOLO , un alcol terpenico alifatico presente in diverse piante in natura , si presenta come un liquido oleaginoso, incolore, talvolta giallastro, dall'odore piacevole .


Durante il mio vagare online alla ricerca di altre informazioni e in maniera del tutto casuale scopro proprio che a riguardo negli anni passati sono stati effettuati degli esperimenti di laboratorio a riguardo , una ricerca Giapponese finanziata dal birrificio Sapporo .

                                                  
Tale ricerca infatti aveva lo scopo di esaminare il metabolismo del geraniolo , nello specifico se lo stesso avrebbe apportato sapore agrumato alla birra ( ovviamente lo scopo era incentrato sullo studio dei componenti caratterizzanti nel luppolo) . Durante questa sperimentazione i ricercatori producono due differenti birre una con un utilizzo massiccio di luppolo nello specifico il Citra e nell’altra utilizzando solo coriandolo , questo perché entrambi (citra e coriandolo ) contengono consistenti quantità geraniolo e linalolo. Nello studio la birra finita col citra risultò contenente gli elementi descritti ma anche citronellolo , il quale era stato convertito dal geraniolo durante la fermentazione. La stessa trasformazione da geraniolo a citronellolo è avvenuta in quella col coriandolo . Si sono creati cosi dei gruppi di degustatori professionisti, i quali hanno percepito le birre come relativamente simili . Il fatto di avere una concentrazione elevata di Geraniolo inizialmente ha favorito l’aumentare della concentrazione di Geraniolo e Citronellolo. Gli studiosi sono arrivati alla conclusione che la nostra percezione di agrumato da luppolo derivi dal citronellolo e dalla presenza massiccia del linalolo, tale contributo , lavoro è data tuttavia dal lievito , che ha contribuito a trasformare il geraniolo in citronellolo poco contenuto nel luppolo. Ovviamente tali studi da parte dei ricercatori proseguono per capire le interazioni di biotrasformazioni tra luppolo e lievito.
Ecco cosi svelato l’arcano del forte agrumato nella mia Gose .


domenica 26 aprile 2020

Legno e Tempi di contatto :




Molti spesso mi chiedono quanto 

deve stare una birra in botte ?




Beh la mia risposta è sempre la stessa !

 «DIPENDE!»


Ebbene si dipende da molti fattori ne andremo a vedere alcuni :


DIPENDE … Dalla tipologia di legno di cui è composta la nostra botte (MICROPOROSITA’) .



Dobbiamo partire da uno studio del legno stesso , ogni tipologia di legno si comporta in maniera diversa in base a tante variabili , per esempio la consistenza del legno , o per meglio dire la porosità.
 
Per esser più preciso valuteremo la microporosità della botte , per fare un esempio sappiamo che un legno di acacia è un legno più compatto e meno traspirante sicuramente di un legno di castagno e questo ci da già un indicazione di base del tempo che la nostra birra passerà a contatto con la botte che andremo a scegliere . La microporosità risulterà direttamente proporzionale microssigenazione di conseguenza legni molto porosi hanno un maggior scambio di ossigeno e quindi il tempo di affinamento diminuirà , con legni meno porosi potremo spingerci nell’allungare le maturazioni .


INSOMMA CONOSCIAMO IL LEGNO PER DETERMINARE I TEMPI DI MATURAZIONE .


DIPENDE… In base hai litri (dinebsioni ) che è il nostro caratello.


 


Quindi il rapporto birra superficie di contatto , e qui ci aiuteremo anche con degli assaggi più o meno frequenti sempre in base alla grandezza , avremo quindi assaggi molto ravvicinati su botti piccole e meno frequenti e più a lungo termine man mano andiamo a salire di litraggio.
Nello specifico più la botte e piccola maggiori saranno le cessioni aromatiche e/o di tannini , si avrà una microssigenazione più veloce , di pro avremo minori tempi di maturazione visto che maggiori  saranno i tempi in cui il legno cederà le parti legnose e aromatiche. E viceversa.





DIPENDE… In Base allo storico dei legni.


E qui faremo una distinzione tra BOTTE NUOVA, BOTTE RIGENERATA , BOTTE USATA.

 

Una botte con legno vergine (botte nuova) darà un contributo (il legno) molto aromatico e di tannini e quindi su questa base andremo a decidere un tempo minore anche per non tirare fuori una “spremuta di tannini “ che risulterebbe molto fastidiosa.
Botte rigenerata sarà un legno parzialmente scarico paragonato a una botte nuova , meno tannini e meno aromatica di conseguenza potremo allungare i tempi di maturazione .
Botte con dei passaggi sicuramente va valutato cosa ha contenuto prima , e regolarci in base a questo e a quello che vogliamo ottenere .Ovviamente in questo caso se la botte in precedenza non è stata in mano nostra ,e di conseguenza non la conosciamo gli assaggi risulteranno molto importanti.

Alla base quindi assaggi frequenti per prendere confidenza con la botte che conosceremo col tempo , perché di tempo in questo settore ne serve tanto .



DIPENDE… Dalla temperatura della cantina

 

Anche la temperatura risulterà esser un fattore importante per la decifrazione (e non decisione ) del tempo in cui la birra riposerà in botte . All’aumentare delle temperature avremo un minor tempo di maturazione in quanto la microssigenazione e la cessione delle componenti aromatiche del legno aumenteranno quindi la maturazione risulterà inevitabilmente più veloce . Al contrario più le temperature saranno basse più aumenterà il tempo in cui la birra starà dentro oltre ad avere una minore cessione di tannini.


DIPENDE … Dall’umidità della cantina .


 

In linea di massima altro argomento che spazia tantissimo ma anche in questo caso cercherò come sopra di abbreviare il tutto e dare le nozioni base (magari in un altro post andremo ad approfondire ). Minore sarà l’umidità meno dovrà esser il tempo di contatto in quanto i pori del legno seccandosi si allargheranno quindi favoriranno una maggiore traspirazione di ossigeno ,oltre ad altre problematiche che si avranno riguardanti la gestione delle botti stesse .
Maggiore sarà l’umidità maggior tempo la nostra birra eleverà in botte ( anche in questo caso troppa umidità porta problematiche , come ad esempio il formarsi di muffe ).


DIPENDE … Dal ph della birra .

Quindi avremo che a Ph basso possiamo prolungare i tempi di contatto in quanto l’estrazione tannica risulterà minore , mentre a ph alcalini si ha una maggiore estrazione di tannini di conseguenza accorceremo il tempo di permanenza della birra all’interno.

Questi sono i concetti BASE che ho individuato  personalmente , con lo studio e l’esperienza sulla materia e la sperimentazione ,quindi sostanzialmente dobbiamo tenere in considerazioni questi punti per saper quanto la birra starà in botte, cosa principale anche la valutazione della ricetta, quindi lo stile, risulterà importante . Aver bene in mente quello che vogliamo ottenere sicuramente è un fattore positivo , nel senso che dalla botte siamo noi a decidere cosa vogliamo togliere come e quando e il risultato non deve esser una sorpresa o “vediamo che ne esce!” .

Sicuramente sulla materia botti (che mi sta molto a cuore ) tratteremo altri argomenti.




La “entry level” del Bradipo

La Pié Veloce - Cà del Brado

…O almeno cosi viene definita , una birra dalle molteplici sfaccettature e impieghi , usata infatti anche come base per altre birre di Ca del Brado dove viene aggiunta la frutta . Parliamo della “Piè veloce Brux”.

La birra una Brett Ale da da 7,4% vol che matura in botti di rovere e fermentata fin dalla sua nascita con Brettanomyces Bruxellensis .
I birrai consigliano , quindi bevuta ottimale , nei primi mesi della sua vita quando la sua aromaticità si trova al suo apice, ma si presta bene anche ad affinamento in bottiglia .
Quella bevuta ha  90 giorni di bottiglia , imbottigliata il 19/01/2020.

Aspetto visivo:

Un bel colore dorato e velato , con una schiuma bianca e abbondante ma , che ovviamente svanisce in poco tempo.

Esame olfattivo:


La prima cosa che mi salta al naso una speziatura che mi ricorda molto le saison e le witbier , dei fenoli quali medicinale , che lasciano posto a sentori funky e brettati , seguiti da lievi note di frutta a pasta bianca e agrumi


Esame gustativo:

In bocca una birra fresca e beverina , poco acida e dissetante con una leggera sapidità, e un amaro delicato ( nel contesto) . Se lo scopo come dichiarato era fare una birra entry level , la loro birra d’approccio al pubblico hanno centrato in pieno il loro obiettivo , in quanto ha una grandissima bevibilità .


La cosa che mi è sempre piaciuta dei ragazzi di “Cà del Brado” è il loro "cerca lotti" online sul loro sito ovvero , prendendo il numero lotto riportato in etichetta e andando sul loro sito si può ripercorrere la vita , e il percorso che la birra ha affrontato prima di ritrovarcela in bottiglia , e questa è una cosa che apprezzo molto oltre che simpatica ed appassionante. Data di confezionamento, il contatore che ci enuncia quanti giorni sono trascorsi dall’imbottigliamento al momento della bevuta , i vari affinamenti che la birra subisce le botti in cui è passata , con la relativa storia della botte, e altre informazioni utili e curiose . Insomma non è una semplice bevuta quella del Bradipo ma un viaggio all’interno dei legni e delle fermentazioni.

domenica 19 aprile 2020

LE DIMENSIONI SONO SOLO UNA QUESTIONE DI PROSPETTIVA … FORSE



LE DIMENSIONI SONO SOLO UNA QUESTIONE DI PROSPETTIVA … FORSE


E’ cosi che vi da il benvenuto nel suo sito web Alessandro , che da circa un anno ha intrapreso una simpatica attività di marketing che ruota intorno al pianeta delle Birre , si ma quelle Artigianali , come ci tiene a precisare.

Un intervista/chiacchierata e spensierata davanti a un bicchiere di birra (rigorosamente a distanza come il periodo ci impone ) .

Ebbene si le dimensioni sono solo una questione di prospettiva e vi racconto il perché… Il nostro Alessandro che di professione si occupa di intrattenimento per bambini con la sua azienda 4Fun , e data la sua passione per il mondo delle birre artigianali ha un iniziativa a dir poco originale.


Ricordate i distributori di palline davanti hai supermercati e bar , quando da bambini chiedevate la monetina hai vostri genitori per avere una pallina che conteneva un simpatico giochino a sorpresa ?

Ecco appunto questo è il lavoro del nostro amico ( si un lavoro per giochi per bambini ) , ma che volete la passione ci riporta tutti bambini e da qui la sua idea che accomuna il suo lavoro al mondo craft della birra.
Ma che centrerà mai questo con la birra in un blog di birra ?
Realizza riproduzioni fedeli di bottiglie e lattine in miniatura di celebri birrifici artigianali , e le inserisce nelle palline “magiche” che andranno negli appositi distributori davanti al nostro pub di fiducia in attesa che dei bambinoni come noi arrivino per portarsi a casa il loro gioco preferito ,la birra . All’interno della sfera una lattina o bottiglia ,ed a parte un magnete o un anello per portachiavi per combinare a nostro piacimento il gadget , che rimarrà appeso al nostro mazzo di chiavi o magari attaccato come di moda sulle porte dei frigoriferi .

Chiama quest’azienda MICROALE dove Ale sta per Alessandro e non per alta fermentazione questo per darvi un idea di come pronunciare il nome , visto che il nostro povero Alessandro si trova quotidianamente e con molta simpatia a dover precisare .


Una persona molto solare e cordiale, una persona alla mano , uno di noi così per come dovrebbe essere il mondo craft . Alla domanda Come mai questa idea risponde che girovagando per i festival di birra si è accorto che i tra i vari birrifici il loro merchandising era sempre lo stesso e monotono la classica t shirt e da qui la scintilla di creare un gadget simpatico , e che allo stesso tempo pubblicizzasse i birrifici , e cosa di migliore di riprodurre in miniatura fedele le loro birre ?

Nasce così Microale una bellissima iniziativa e un idea di marketing che apprezzo molto, un idea geniale che ogni birrificio dovrebbe far sua , in quanto viviamo in un mondo dove l’abito fa il monaco e il libro si giudica anche dalla copertina , e su questo ci troviamo molto in sintonia con Ale , insomma non basta far buon birra se dietro non hai buone strategie di vendita e visibilità.

Anche per questo le dimensioni contano, si ma quelle pubblicitarie.

Molti sono i birrifici che hanno abbracciato questa iniziativa gentilmente proposta da Ale , dove qualcuno se persino fatto riprodurre tutte le proprie birre come gadget interno, da donare o avere sui loro shop , nella loro azienda o nelle tap room.
Alessandro propone il distributore che abbiamo descritto sopra ,o in alternativa degli espositori ai pub con le riproduzioni in vendita . Per far questo si avvale di una liberatoria da far firmare ai birrifici dove danno il loro consenso alla riproduzione delle loro etichette , normale prassi per tutelarsi , ma quale birrificio non si farebbe fare pubblicità in questo modo. Un rapporto reciproco gratuito , dove Microale ha i suoi introiti e di conseguenza porta visibilità al birrificio…



Questo potrebbe esser anche un buon motivo per cui birrifici meno noti o non
conosciuti , che finiscono all’interno di una sfera di queste , che di conseguenza capita nelle mani di una persona che non conosce lo stesso sicuramente prenderà informazioni su quella birra . Quindi un buon modo da parte di un birrificio per farsi conoscere .




Queste miniature saranno vendute: durante i festival dove sarà presente la MicroAle, sul suo sito , tramite mini-espositori da banco e in ultimo, e come descritto in precedenza , verranno vendute incapsulate in sfere di plastica tramite i distributori meccanici con la possibilità di personalizzazione da parte del publican .
Allora fatevi avanti , “Nerd” o ”Geek” del settore . Intanto il progetto di Alessandro rimane sempre work-in-progress , e questa è una cosa che mi piace molto , per divenire una collezione sempre più ampia .


Tra i birrifici che hanno aderito all’iniziativa :

Lambrate, Moor, ReTorto, La Mata, Bellazzi, Ca del Brado, Dada, BrewFist , La Buttiga, Vetra, Muttnik, Jungle Juice, Lariano, Birrificio dei Castelli, East Side, Argo, Mister B, Cane di Guerra, Birrificio Amerino, MostoItaliano, La Fucina, Bibibir, La Casa di Cura, War, Hammer, Birra Perugia, Alveria, Il Mastio, Oldo, Statale 9, Zeta Beer, Alder Beer, Tanker, Opperbacco, Birrificio del Bosco, Birrificio Mezzopasso, Il Conte Gelo, Birrificio di Legnano.

mercoledì 15 aprile 2020

Il lievito del 2019 a prova di bomba...


Il diastaticus e il temuto gene STA1

È stato l’argomento sulle contaminazioni (in tema lievito) più discusso nell'anno trascorso e nell’ambito birrario anche nei primi due mesi del 2020, purtroppo a togliergli la scena il covid-19 che ha allontanato gli addetti del settore dall’argomento giustamente e purtroppo.



Ma torniamo a noi la bomba STA1 suona quasi come un arma nucleare in tempo di guerra da alcuni più temuto del brettanomyces. Beh si perchè a differenza di quest’ultimo riesce a nascondersi bene risultando persino non visibile al microscopio in quanto saccaromyces dalla morfologia pressoché identica..
E trovandosi in un ambiente strapieno di saccaromyces molto difficile da identificare quando è presente in quantità elevate.
Il diastaticus non è nient altro che un saccaromyces che differisce per un solo gene STA1, o per meglio dire questo gene viene sempre riconosciuto nei ceppi diastatici magari vi saranno altre differenza ma si è notato che quando vi è la presenza dello STA 1 si tratta sempre di saccaromyces diastaticus e no di saccaromyces comuni. I geni STA1 producono glucoamilasi extracellulari , e alcuni possono continuare la loro attività anche dopo la separazione del lievito.

Da alcuni studi si è evidenziato che i ceppi diastaticus in realtà contengono almeno uno dei geni STA1, STA2, STA3, che si credono utilizzano gli amidi come fonte energetica .



Generalmente sono ceppi POF+ con un alta attenuazione ,quindi per la maggiore lieviti di stampo belga , anche se non risultino esser gli unici.
Si diffonde in abitazioni o birrifici solitamente dopo l uso di lievito saccaromyces cerevisie per le saison, che si tratta di var. Diastaticus.

I ceppi diastaticus possono esser selvaggi, ma alcuni ceppi in commercio risultano esserlo come ad esempio il WB06 o il BE 134 della fermentis o il belle saison della lallemand.

Le attività diastaticus possono variare tra ceppi STA +, e non tutti gli STA+ si comportano come il diastaticus.

Ma perché tanto temuto?
É un panzer da guerra micidiale che si fa strada dappertutto, è il pacman del mondo birrario riesce a mangiare qualsiasi cosa, parlando di zuccheri infatti non si nutre di solo zuccheri semplici ma divora e trasforma anche quelli complessi e destrine. Riesce a fermentare tutti gli zuccheri residui presenti e persino l amido.
Caratteristiche queste dei brettanomyces molto temuti dai birra casalinghi e non , con la differenza che grazie alle glucoamilasi riesce a far fermentare pure gli amidi , si comporta più gentilmente con gli off flavur che per quanto io ne sappia non sono presenti.

L effetto bomba....



Qual è quindi il suo modus operandi, dato che riesce a consumare tutti gli zuccheri e amidi porta a zero la birra e da una secchezza da super gasatura che a volte porta all’esplosione delle bottiglie vere e proprie, questo succede pure perché il birraio ignorando la sua presenza procede alla normale rifermentazione con aggiunta di ulteriori zuccheri, nella migliore delle ipotesi si avrà un generoso effetto gushing.

Proprio per questo molti birrai nell’uso di lieviti Saison usano fermentatori dedicati anche se il pericolo di contaminazioni risulta sempre dietro l’angolo in quanto poi si utilizzano imbottigliatrici comuni. Alcune Aziende che si occupano di lieviti e batteri lavorano questi ceppi in strutture diverse e lontane da dove vengono lavorati non var diastaticus.

A riguardo mi lascia perplesso una mia esperienza di qualche mese fa durante un seminario fermentis nel quale un loro lievito catalogato come var diastaticus, se non sbaglio ideato per la realizzazione della moda delle brut ipa e affini in realtà dopo l’uscita dai loro laboratori si è notato che tale ceppo non si è dimostrato così affamato come doveva esser. Quindi non tutti i diastatici riescono a fermentare gli zuccheri semplici e gli amidi. Proprio per questo capisco che c'è molto da studiare sia da parte mia ancora a riguardo (sempre per la mia curiostà e per un mio bagaglio personale ) ma anche da parte dei laboratori stessi ,visto il colosso lesaffre.

Sono molti i lieviti diastatici in commercio bisognerebbe fare una rapida ricerca online per vedere chi presenta questo gene nelle schede tecniche per poi procedere o no agli acquisti, quelli a cui mio sono potuto approcciare io e fortunatamente non mi hanno mai portato problemi (e qui incrocio le dita visto che ho Imbottigliato una di birra meno di un mese fa, oltre ad aver avuto l’insana idea di metter l’altra parte del batch in botte di acacia) sono il belle saison della lallemand , wb-06 e il be-134 fermentis quest ultimo usato più volte anche nella circostanza sopra riportata. Diastatici dovrebbero essere  il mangrove jack's M29 (tra i secchi ), Wlp 565 White Labs , OYL 026 Omega Yeast French Saison (tra i liquidi).
Non saprei nemmeno quale sia la migliore soluzione come bisognerebbe comportarsi davanti ad un infezione da diastatico tranne consigliare un accurata pulizia e sanificazione di attrezzature e fermentatori .




Io generalmente tendo ad alternare detergenti e sanificanti per far si di aver un maggior controllo e microorganismi che potrebbero andarsi a modificare si “abituino” e si adattino a tali sostanze rimanendo immuni. Candeggina e acido citrico , detergenti specifici e sanificanti ( ero un fan starsan), in alcuni casi lavaggi con enzimatici seguiti da sanificante e poi risciacquo , e in questi ultimi periodi mi affido molto anche al vapore .




martedì 14 aprile 2020

A lezione da "Homebrewing Pills"


Se per gli appassionati di birra artigianale il giorno settimanale per bere è il venerdì, per gli appassionati di homebrewing l’appuntamento ormai è diventato il lunedì.

E bene si ogni lunedì online su zoom meeting piattaforma ormai conosciuta da tutti per ovvi motivi, homebrewing pills (pagina facebook di homebrewing) capitanata dal buon Gianluca Bertozzi,il suo fondatore nonchè ideatore di queste serate online , vanno in scena dalle 21:15 in poi delle puntate a tema birrario su materie che differiscono di settimana in settimana, con la rotazione dei relatori che risultano esser esperti del settore , nonchè homebrewer . Le lezioni ,della durata di 40 minuti ,sono anche interattive dove a fine meeting si ci può intrattenere per fare domande, avere chiarimenti e/o perché no confrontarsi tra tutti gli hb italiani.

Trovo l’iniziativa nobile e il format molto simpatico ed istruttivo , ma la cosa eccezionale risulta esser il clima di cordialità e confronto che si è creata all’interno,nonostante la grande preparazione dei relatori non si da nulla per scontato, e niente ha valore assoluto, ma c'è come ripeto la voglia di scambiarsi pareri raffrontarli e discuterli. Ed è proprio quello che ci vuole, a parer mio, all’interno di un’associazione , di un iniziativa e di un ormai famiglia per crescere.
Una crescita collettiva che fa sì che ne giovi tutto il movimento casalingo brassicolo .
L’iniziativa tiene in questa stanza virtuale di convegni ormai parecchi homebrewer italiani ed appassionati del settore , ottimo modo per alleggerire questi giorni di quarantena, anche se come ripete il buon Bertozzi l’iniziativa è partita già pre quarantena la quale poi ha rafforzato il tutto.

I temi dai più svariati dalle tecniche di produzione, attrezzature e strumenti,curiosità ,storia ,eventi birrari , interviste a personaggi chiave del mondo della birra artigianale e birrai.

 
Inoltre Homebrewing pills rimane disponibile anche per consigli su tematiche da trattare alla mail :
homebrewingpills@gmail.com

Le puntate vengono successivamente registrate e postate sul tubo per permettere a chi non ha avuto la possibilità di seguire la diretta di attingere alle informazioni delle lezioni di seguito il link


Insomma se siete appassionati del settore non resta altro che seguire questa trasmissione televisiva online.


E come sempre


Zdorov'ye